Onu: "Mangiare meno carne per salvare l'ambiente"

Onu: "Mangiare meno carne per salvare l'ambiente"

Rajendra Pachauri
LONDRA - Rinunciare a fettina o bistecca una volta alla settimana per salvare l'ambiente. Perché facendo sparire da tavola la carne almeno un giorno ogni sette si combatte il surriscaldamento globale. L'appello è rilanciato dall'Onu per bocca di Rajendra Pachauri, economista indiano, vegetariano, e una delle voci più autorevoli in materia di clima: presidente dell'Ipcc, il panel intergovernativo sui mutamenti climati delle Nazioni Unite, lo scorso anno ha ricevuto insieme ad Al Gore il premio Nobel per la pace.

L'impatto di quella che appare come una modesta rinuncia sarebbe notevole, più di quello che i non addetti ai lavori possono pensare: l'allevamento di bestiame, infatti, è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra, molto più del settore trasporti cui è attribuito il 13%. E, se per molte persone rinunciare all'auto può diventare molto problematico, scegliere insalata, frutta e verdura almeno una volta ogni sette giorni è decisamente più fattibile.

E anche più conveniente per l'ambiente. I numeri parlano chiaro: la produzione di un chilogrammo di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica. L'allevamento e il trasporto di animali inoltre richiede, per ogni chilo di carne, la stessa energia necessaria per mantenere accesa una lampadina da 100 watt per quasi tre settimane. E il bestiame è una fonte diretta di metano, 23 volte piu dannoso dell'anidride carbonica, prodotto naturalmente dai processi digestivi degli animali da allevamento.

Pachauri, che aveva già lanciato l'allarme all'inizio dell'anno a Parigi, ne parlerà domani a Londra nel corsodella annual lecture della 'Compassion in World Farming', un'associazione animalista britannica che ha chiesto al governo di impegnarsi per ridurre il consumo di carne del 60 per cento entro il 2020. Se l'industria della carne denuncia di essere ingiustamente nel mirino, la causa promossa dall'Onu ha già testimonial famosi, come sir Paul McCartney e il Italia l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi. E acquista una urgenza particolare, alla luce delle stime della Fao: secondo l'agenzia Onu per il cibo e l'agricoltura, il consumo di carne è destinato a raddoppiare nel 2050.
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# Posté le jeudi 09 octobre 2008 16:12

ENERGIA,PERCHè è ESSENZIALE PER LA VITA?

ENERGIA,PERCHè è ESSENZIALE PER LA VITA?
IL PICCOLO Michele è nato nell'agosto del 2003. Sua madre era stata portata nel reparto maternità con un'automobile a benzina. Nell'ospedale in cui è venuto al mondo l'energia elettrica era fornita da una centrale a carbone. La stanza in cui ha emesso il primo vagito era riscaldata da un impianto centralizzato a gas naturale. Se una qualsiasi di queste fonti di energia tradizionali fosse venuta a mancare, la vita del piccolo Michele sarebbe stata in pericolo.

Michele è nato in una società che dipende pesantemente da varie fonti di energia. Ogni giorno facciamo uso in qualche modo di combustibili fossili, ad esempio per andare al lavoro, per cucinare oppure per illuminare e riscaldare (o raffreddare) la nostra abitazione. Secondo il World Resources Institute, con i combustibili fossili “si soddisfa circa il 90 per cento della domanda mondiale di energia”. Un rapporto pubblicato da questo istituto nel 2000 dice: “La fonte di energia più importante è il petrolio, da cui deriva il 40 per cento dell'energia prodotta a livello mondiale, seguito dal carbone con il 26 per cento e dal gas naturale con il 24 per cento circa”.*

La rivista Bioscience afferma: “In media ogni anno ciascun americano usa circa 93.000 chilowattora [di energia], equivalenti a 8.000 litri di petrolio, per gli scopi più disparati, tra cui trasporto, riscaldamento e raffreddamento”. In Australia, Cina, Polonia e Sudafrica oltre il 75 per cento dell'energia elettrica è prodotta da centrali a carbone. L'India ottiene il 60 per cento dell'energia elettrica dal carbone; negli Stati Uniti e in Germania la percentuale è superiore al 50 per cento.

“È meno noto che oggi la produzione alimentare del mondo dipende dal petrolio”, afferma il giornalista Jeremiah Creedon in un articolo intitolato “Life After Oil” (La vita dopo il petrolio). “Petrolio e gas naturale svolgono un ruolo essenziale in ogni fase dell'agricoltura odierna, dalla produzione dei fertilizzanti al trasporto dei prodotti”. (Rivista Utne Reader) Ma fino a che punto si può fare affidamento sulle fonti di energia tradizionali da cui dipende la società moderna? Esistono fonti alternative più pulite?
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# Posté le jeudi 09 octobre 2008 16:10

QUANTO È MALATO IL NOSTRO PIANETA?

QUANTO È MALATO IL NOSTRO PIANETA?
Il paziente è in condizioni gravi. Presenta vari sintomi. Ha l'alito pesante. La febbre è più alta che mai e i tentativi di abbassarla non danno risultati. Nei liquidi organici sono state trovate tracce di veleno. Quando si curano i sintomi da una parte, all'improvviso ne compaiono degli altri in organi diversi. Se si trattasse di un paziente comune, probabilmente i medici direbbero che le varie patologie sono ormai croniche e allo stadio terminale. Non sapendo cos'altro fare, si limiterebbero a far soffrire il paziente il meno possibile fino al sopraggiungere della morte.
IL PAZIENTE, però, non è un essere umano. È la nostra dimora, la terra. La situazione appena descritta ben illustra ciò che sta accadendo al nostro pianeta. La terra è molto malata, e aria inquinata, riscaldamento globale e rifiuti tossici sono solo alcuni dei suoi malanni. Come i medici menzionati sopra, gli esperti sono indecisi sul da farsi.

I media richiamano continuamente l'attenzione sulle condizioni critiche del pianeta con titoli e notizie del tipo: “La pesca con l'esplosivo fa strage sui fondali”. “Emergenza idrica: entro 24 anni a rischio un miliardo di asiatici”. “40 milioni di tonnellate all'anno il giro mondiale dei rifiuti tossici”. “Contaminati quasi due terzi dei 1.800 pozzi in Giappone”. “Torna l'allarme: più grande che mai il buco nell'ozono sopra l'Antartide”.

Alcuni si abituano ai frequenti allarmi per l'ambiente, pensando forse che finché la cosa non li coinvolge in prima persona non c'è da preoccuparsi. Tuttavia, che ce ne rendiamo conto o no, la distruzione indiscriminata dell'ambiente influisce sulla stragrande maggioranza della gente. Oggi il pianeta è talmente contaminato che probabilmente ne risentiamo già in più di un aspetto della nostra vita. Pertanto, tutti dovremmo avere a cuore il benessere e la conservazione della nostra dimora. Dopo tutto, in quale altro posto potremmo vivere?

Quanto è esteso il problema? Quant'è malata la terra? Come influisce questo sulla vita della gente? Consideriamo alcuni fattori che ci aiutano a capire perché non si tratta solo di una lieve indisposizione ma di una grave malattia.

MARI: Vaste zone del mare sono depauperate a causa della pesca eccessiva. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente dice che “il 70 per cento delle zone marine di pesca sono sfruttate così tanto che la riproduzione non riesce, o riesce a malapena, a ricostituire le popolazioni ittiche”. Per esempio, fra il 1989 e il 1994 le popolazioni di merluzzi, naselli, eglefini e passere di mare sono diminuite almeno del 95 per cento. Andando avanti così, che accadrà a quei milioni di persone per cui il mare è la principale fonte di cibo?

Come se non bastasse, si calcola che ogni anno dai 20 ai 40 milioni di tonnellate di pesci vengano catturati e poi ributtati in mare, di solito feriti o morti. Come mai? Perché finiscono nelle reti insieme al pesce desiderato.

FORESTE: La deforestazione crea molti problemi. Con la scomparsa degli alberi diminuisce la capacità della terra di assorbire l'anidride carbonica contribuendo così, a quanto pare, al riscaldamento globale. Certe specie vegetali, da cui si possono ricavare farmaci salvavita, scompariranno. Ciò nonostante la distruzione delle foreste non accenna a diminuire. Anzi, ultimamente il ritmo di distruzione è aumentato. Alcuni esperti ritengono che di questo passo fra una ventina d'anni le foreste tropicali potrebbero scomparire.

RIFIUTI TOSSICI: Lo scarico di sostanze nocive sia sulla terraferma che in mare è un problema serio che potrebbe costituire una grave minaccia per milioni di persone. Rifiuti radioattivi, metalli pesanti e sottoprodotti della plastica sono fra le sostanze che possono causare anomalie, malattie o la morte sia nell'uomo che negli animali.

SOSTANZE CHIMICHE: Negli scorsi 100 anni sono state introdotte quasi 100.000 nuove sostanze chimiche. Queste penetrano nell'aria, nel suolo, nell'acqua e nel cibo. Le sostanze analizzate per verificarne gli effetti sulla salute dell'uomo sono relativamente poche. Un numero consistente di queste, però, è risultato cancerogeno o comunque responsabile di qualche patologia.

Sull'ambiente incombono molte altre minacce: inquinamento atmosferico, acque di scolo non trattate, piogge acide, mancanza d'acqua pulita. Le poche già menzionate bastano a dimostrare che la terra è davvero malata. Si può salvare il paziente o si tratta di una battaglia persa in partenza?
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# Posté le jeudi 09 octobre 2008 16:07

Un aiuto dai governi?

Un aiuto dai governi?
Dato che la distruzione dell'ambiente è un problema di proporzioni enormi, per trovare una soluzione efficace ci vorrebbe la collaborazione dei governi di tutto il mondo. In certi casi è stato lodevole vedere rappresentanti governativi che hanno avuto il coraggio di proporre cambiamenti sostanziali a favore dell'ambiente. Tuttavia i veri successi sono stati alquanto sporadici.

Ne è un esempio il summit internazionale tenutosi in Giappone nel 1997. Le nazioni negoziarono a lungo i termini di un trattato per ridurre le emissioni dei gas ritenuti responsabili del riscaldamento globale. Alla fine con sorpresa di molti fu raggiunto un accordo, chiamato Protocollo di Kyoto, secondo il quale entro il 2012 i paesi industrializzati (come Giappone, Stati Uniti e Unione Europea) avrebbero ridotto in media del 5,2 per cento le emissioni di questi gas. Sembrò una cosa buona. Tuttavia, agli inizi del 2001 il governo degli Stati Uniti ha reso noto che si ritirava dal Protocollo di Kyoto. Questo ha destato non poche perplessità, dato che gli Stati Uniti, con meno del 5 per cento della popolazione mondiale, sono responsabili di circa un quarto delle emissioni di gas. In aggiunta, altri governi sono andati a rilento nel ratificare il trattato.

Questo esempio mostra quanto sia complicato per i governi trovare soluzioni efficaci. È difficile riunire i vari governi, ed è altrettanto difficile definire una strategia comune per affrontare i problemi ambientali. Anche quando si siglano accordi, alcune parti in seguito si tirano indietro. Per altri è difficile rispettare i patti. In altri casi ancora governi o aziende ritengono di non poter sostenere i costi implicati nella pulizia dell'ambiente. In certi luoghi è solo una questione di avidità, dato che i colossi commerciali esercitano una grande influenza sui governi perché non prendano provvedimenti che potrebbero intaccare i profitti aziendali. È risaputo che ci sono aziende e imprese che vogliono ricavare tutto quello che possono dalla terra senza tener conto delle conseguenze.

A complicare ulteriormente le cose c'è il fatto che non tutti gli scienziati concordano su quanto risulteranno gravi gli effetti dell'inquinamento ambientale. Pertanto chi è al governo può non sapere bene fino a che punto penalizzare la crescita economica per controllare un problema che forse non è così grave come pensano alcuni.

L'umanità è in brutte acque. Tutti sanno che c'è un problema e che bisogna fare qualcosa. Alcune nazioni fanno uno sforzo coscienzioso, ma i problemi ambientali perlopiù peggiorano. La terra è semplicemente destinata a diventare un pianeta inabitabile? Esaminiamo questa domanda.


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# Posté le jeudi 09 octobre 2008 16:05

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO

UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO
Il progresso industriale avrebbe dovuto rendere a tutti la vita più facile, e in un certo senso l'ha fatto. Tuttavia ad aggravare i problemi ambientali del pianeta è proprio questo “progresso”. Apprezziamo le invenzioni e le innovazioni che l'industria ci offre, ma spesso per produrre e utilizzare questi ritrovati tecnologici sono state rovinate alcune parti del mondo

Ne sono un esempio i veicoli a motore. Questa invenzione ha reso i viaggi più veloci e più facili. Pochissimi sarebbero disposti a tornare ad usare cavalli e calessi. Ciò nonostante i moderni mezzi di trasporto hanno contribuito a far sorgere tutta una serie di problemi. Uno di essi è il riscaldamento globale. Con l'invenzione di congegni che sprigionano milioni di tonnellate di gas, l'uomo ha alterato la composizione chimica dell'atmosfera. A quanto pare questi gas causano il cosiddetto effetto serra, che provoca il riscaldamento dell'atmosfera. Nel secolo scorso le temperature sono aumentate. L'EPA, l'ente americano per la protezione ambientale, riferisce che “i 10 anni più caldi del XX secolo si sono verificati tutti negli ultimi 15 anni del secolo”. Alcuni scienziati ritengono che nel XXI secolo la temperatura media del pianeta potrebbe salire di 1,4-5,8°C.

Si prevede che l'aumento della temperatura causerà altri problemi. I ghiacciai dell'emisfero boreale si stanno assottigliando. Agli inizi del 2002 nell'Antartide una sezione di 3.250 chilometri quadrati di piattaforma glaciale si è disintegrata. Nel corso di questo secolo il livello del mare potrebbe salire notevolmente. Dal momento che un terzo della popolazione mondiale vive vicino al mare, ciò significherebbe la perdita di case e terreni agricoli. Comporterebbe grossi problemi anche per le città costiere.

Alcuni scienziati dicono che le temperature più alte provocheranno un aumento delle precipitazioni e che condizioni meteorologiche proibitive si verificheranno con maggiore frequenza. C'è chi sostiene che gravi nubifragi come quelli avvenuti in Francia nel 1999, in cui sono morte 90 persone e sono andati distrutti 270 milioni di alberi, siano solo un'anticipazione di quello che ci attende. Altri ricercatori ritengono che i cambiamenti climatici causeranno il diffondersi di malattie come malaria, dengue e colera.

L'esempio dei veicoli a motore dimostra quanto siano complesse le implicazioni della tecnologia: invenzioni utili per la gente in generale possono causare una serie di problemi concatenati che influiscono su diversi aspetti della vita. È vero quanto dice una pubblicazione delle Nazioni Unite: “Ogni progresso tecnologico comporta potenziali benefìci e potenziali rischi, alcuni dei quali non sono facili da prevedere”. — Human Development Report 2001.

Spesso per risolvere i problemi ambientali ci si rivolge proprio alla tecnologia. Per esempio, gli ambientalisti condannano da tempo l'uso dei pesticidi. Quando si ottennero piante geneticamente modificate che avrebbero ridotto o eliminato il bisogno di pesticidi, sembrò che la tecnologia avesse trovato la soluzione giusta. Ma nel caso del mais Bt, concepito per controllare la piralide senza usare pesticidi, i test rivelarono che può anche uccidere le farfalle monarca. E così le “soluzioni” a volte sortiscono l'effetto contrario causando altri problemi.
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# Posté le jeudi 09 octobre 2008 16:03